attrezzatura fotografica

la Polaroid

fonte: google

Polaroid ormai e diventato sinonimo, di fotografia istantanea; ma di cosa si tratta di preciso?

Tra la fine degli anni sessanta e gli inizi degli anni settanta; Polaroid brevetto un sistema che permetteva, di poter avere una foto sviluppata pochi secondi dopo averla scattata; il sistema era estremamente semplice, in una cartuccia erano inseriti un serie di fogli foto sensibile intervallati da una pellicola impiegata di una sostanza reagente, a contatto con il foglio; una volta scattato bastava estrarre, manualmente questi due fogli e attendere circa un minuto, rimuovere la pellicola ed il gioco era fatto una foto in solo 60 secondi: fu una vera rivoluzione nel mondo della fotografia.

Se pur inizialmente le foto fossero solo in bianco e nero; nel giro di pochi anni tra la meta degli anni 70 e i primi anni 80, Polaroid affino la tecnica realizzando le prime cartucce di foto a colori, ogni cartuccia ne conteneva 10 non si doveva più estrarla a mano ma veniva fuori da sola, e non cera più la pellicola con materiale reagente ma tutto era contenuto nella singola foto.

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Proprio per la sua peculiarità, il sistema Polaroid, ebbe diversi tentativi di copiature, come Kodac istant, che rimase sul mercato da meta degli anni 70 alla meta degli 80, poi ritirate dopo un azione legale portata avanti da Polaroid.

Finite nel dimenticatoio, agli albori della fotografia digitale, nel’ ultima ventina danni, sono tornate di non solo di moda, sopratutto tra i giovani, ma veri e propri oggetti di culto, le cartucce di istantanee sono oggi facilmente reperibili e le vecchie Polaroid, sono tornate a scattare.

Filetici Mario

scuola di fotografia

La fotografia analogica

Fonte: google

La fotografia analogica o più comunemente definita tradizionale; a differenza del digitale che usa un sensore per catturare l’immagine; la fotografia analogica utilizza un rullino una pellicola fotografica, formato da un supporto di trincerato di cellulosa poi coperto uniformemente da uno strato di alogeno d’ argento; si trovano in diversi formati, il 35mm il più diffuso il 6×4,5mm il 6x6mm e anche più grandi, per i banchi ottici che sono fotocamere particolari; a differenza del digitale i rullini hanno un numero limitato di scatti solitamente 12, 24, 36 scatti.

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Se nella fotografia digitale abbiamo, un sensore che cattura la luce ed una scheda di memoria che salva i dati ed un processore che traduce tali dati in un immagine; nella fotografia analogica abbiamo il rullino che in se racchiude le tre funzioni del sensore della scheda e del processore, altri due fattori differenziano la fotografia analogica dal digitale la prima l’ immagine non e subito disponibile per la visione; infatti i rullini vanno sviluppati, poi stampati, con un processo chimico che può richiedere anche diverse ore; se sviluppiamo da soli o anche diversi giorni se lo inviamo ad un laboratorio, in entrambi i casi il processo ha un costo ; seconda differenza, il numero di scatti limitato 12, 24, 36 scatti a seconda del rullino usato, mentre nel digitale dipende dalle schede usato possiamo realizzare anche 1000 o più scatti, senza alcun costo di sviluppo e con costi di stampa relativamente bassi anche di pochi centesimi per il formato 10×15.

Rispetto alla fotografia digitale, quella analogica sembra avere più svantaggi, che vantaggi; sicuramente legati hai costi di gestione, costi per rullini sviluppo e stampa, poi i tempi lunghi prima di poter vedere cosa si e realizzato, difficolta nella gestione della sensibilità gli ISO ogni pellicola ha i suoi iso e per avere iso maggiori, bisogna acquistare pellicole con iso maggiori; quantità di scatti limitato; ma allora perché dedicarsi alla fotografia analogica, se ha tutti questi svantaggi?

Semplice perché la fotografia analogica, ci insegna a riflettere prima di scattare ha pensare a tutti qui parametri, che entrano in gioco quando si realizza uno scatto; ad affinare la nostra tecnica e il nostro modo di guardare, le cose che ci circondano, e una scuola la fotografia analogica ci insegna a pensare prima di uno scatto, a valutare a capire.

Secondo me, tutti dovrebbero avvicinarsi o cimentarsi, con la fotografia tradizionale ci aiuta a crescere come fotografi; oggi la fotografia tradizionale sta tornando molto di moda, questo mi fa un gran piacere, forse perché io ho cominciato cosi il mio percorso quasi trent’anni fa.

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attrezzatura fotografica

La Holga

Fonte: internet

la holga venne fabbricata per la prima volta, ad Hong Kong nel 1981 dalla T.M. lee, per il mercato cinese nel formato 120 6×4,5mm; aveva una lente fissa a menisco con una lunghezza focale di 60mm, che permette una messa a fuoco da 1m al’ infinito, a un selettore che permette solo due aperture di diaframma, sereno e nuvoloso con un apertura di diaframma, di f1,3-1,8; la lente in plastica montata in un unico pezzo con l’ obbiettivo crea dei piccoli problemi di aberrazioni cromatiche ed una leggera sotto esposizione sui bordi, il classico effetto tunnel tipico di queste fotocamere.

La sua costruzione semplice e poco costosa, le permise di divenire in poco tempo la macchina fotografica della classe proletaria cinese, permetteva a tutti di realizzare foto con costi molto contenuti.

Come la lomo per la Russia anche la cinese holga, ha varcato i confini delle nazioni, per diventare un oggetto di culto; pratica, semplice e facilmente adattabile alle proprie esigenze, e diventata in poco tempo una fedele e divertente compagna di scatti per molti giovani anche oggi nel 2020.

E una macchina divertente, che con un minimo di conoscenza della tecnica fotografica, e con un po di pratica; ci regala scatti unici e divertenti.

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attrezzatura fotografica

La lomo

Le lomo vennero inventate in Russia, da una ditta che ancora oggi esiste e realizza attrezzature ottiche di precisione per diversi impieghi, LOMO e un acronimo “Leningradskoe Optiko-Mechaničeskoe Obedinenie“.

le caratteristiche tecniche sono davvero semplici; un obbiettivo 32mm apertura di diaframma f/2,8 formato pellicola 35mm tutta manuale, in poche parole vanno calcolati tutti i parametri di scatto tempo di posa e diaframma messa a fuoco fissa quindi dobbiamo avvicinarci o allontanarci dal nostro soggetto per poter avere una corretta messa a fuoco; il tutto si traduce in una classica fotocamera analogica e meccanica.

Puro divertimento semplice compatta divertente, unico neo forse dover aspettare qualche giorno, per poter vedere come sono venuti i nostri scatti; ameno che non sviluppiamo e stampiamo da noi i nostri rullini, allora ci vorranno solo poche ore.

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linguaggio fotografico

Lomografia

foto: google

la lomografia, e un movimento socio colturale e aggiungerei anche artistico; che a visto la luce a cavallo tra gli anni novanta e duemila, ruota intorno ad una piccola fotocamera di origini russe, appunto la “Lomo” una piccola e semplicissima fotocamera analogica a rullino 35mm e totalmente manuale; da molti considerata poco più di un giocattolo oggi e diventata un oggetto di culto, io direi anche estremamente divertente.

foto: google

Tutto questo movimento gira e si fonda su una frase, “non pensare scatta” e credo sia significativa della filosofia che regola il tutto; ritornare alla parte più istintiva della fotografia, cogliere l’attimo non stare li troppo a pensare vedo, mi piace, scatto semplice, con questo pero proprio per le sue peculiarità la lomo no e proprio una macchina per principianti; essendo una manuale a rullino e sviluppo e stampa non sono certo a buon mercato, richiede non dico molta esperienza ma almeno una buona conoscenza delle basi della fotografia quindi della parte tecnica della fotografia tempi di esposizione apertura di diaframma, messa a fuoco ecc. ecc. una buona base tecnica bisogna averla.

La lomografia almeno per me il mio parere ha preso il suo giusto posto tra i linguaggi fotografici; ma per le sue peculiarità può facilmente fondersi con altri come la fotografia di strada o la fotografia paesaggistica; per la facilità dura della stessa machina per la sua compattezza, per quel fenomeno detto a tunnel che ogni immagine scattata avrà una leggera sotto esposizione sui bordi colori molto vividi, tipica delle lomo.

Come tutti i movimenti culturali, artistici, fotografici, anche la lomografia ha le sue regole codificate e riconosciute:

  1. Porta la tua lomo ovunque tu vada
  2. Usala sempre di giorno e di notte
  3. La lomografia non è un’interferenza nella tua vita ma ne è parte integrante
  4. Scatta senza guardare nel mirino
  5. Avvicinati più che puoi
  6. Non pensare
  7. Sii veloce
  8. Non preoccuparti in anticipo di quello che verrà impresso
  9. Non preoccuparti neppure dopo
  10. Non preoccuparti di nessuna regola

Come facilmente si può vedere semplici regole più incentrate su di un uso ludico, rilassato divertente del mezzo tecnico; che indirizzate ad un uso più rigoroso e schematico; eppure da quel’ lontano giorno degli anni novanta quando due studenti austriaci trovarono sulle bancarelle di un mercatino, due vecchie lomo, di strada se ne e fatta molta e la lomo si e ritagliata, a pieno titolo una parte nel mondo della fotografia mondiale.

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diario di un fotoreporter

Cambio di prospettive

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Stiamo passando attraverso, qualcosa di tremendo, dal’ inizio di questo 2020, siamo passati attraverso, paura, lutti, isolamento, smarrimento, solitudine, ma sopratutto attraverso un totale cambiamento del nostro stile di vita e del nostro modo di vivere; in poche parole e cambiato un po tutto anzi direi tutto e stato stravolto.

Nella mia vita tutto questo ha avuto un grosso impatto, dato che già stavo affrontando problemi personali e familiari, a questo si e sommato tutto quello che e accaduto; mi sono gettato a capo fitto nel volontariato, sicuramente per aiutare chi aveva bisogno e nel farlo o aiutato anche me stesso, spostando l’ attenzione dai problemi alle possibili soluzioni ma cosa più importante, capire meglio le persone che fino a quel momento, nella normalità mi giravano intorno o facevano parte della mia vita.

dove e a questo punto, il cambiamento o ancora meglio il cambio di prospettive?

La risposta non e poi cosi semplice, ma neanche cosi complessa, in questo anno certo le cose non sono state semplici anzi; almeno per me abbastanza complesse e emotivamente pesanti; il lavoro che non e ripartito come avevo sperato, le difficolta economiche, forse anche un momento in cui non vedevo la luce alla fine del tunnel; insomma tutta una serie di cose che alla fine mi stavano un pò trascinandomi affondo di nuovo.

Dove e il cambiamento allora! semplice adesso e molto più semplice rispondere il cambiamento e in me sono io e il mio modo di approcciarmi diversamente, al’ lavoro alla fotografia al mondo; ma sopratutto a me stesso sono io il mio cambiamento di prospettive; in poche parole tutto parte da me eliminare il superfluo tornare a quelle poche cose essenziali, la semplicità la verità la luce, la fotografia; ma sopratutto l’ umiltà di ricominciare.

seplice no!

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i grandi maestri che mi hanno ispirato

Herman Leonard

Leonard è noto soprattutto per le sue fotografie di alcuni tra i più importanti artisti jazz. Alcune sue immagini – il cappello di Lester Young appoggiato sulla custodia del sassofono, Dexter Gordon che fuma durante una pausa al Royal Roost, la serie dedicata a Chet Baker – hanno raggiunto un tale valore iconico da definire l’immagine del jazz,Dopo aver lavorato per il produttore jazz Norman Granz, che utilizzava il suo lavoro per le copertine dei dischi, nel 1965 Lenonard divenne il fotografo personale di Marlon Brando nel corso di un lungo viaggio in estremo Oriente. Al ritorno, Leonard si trasferì a Parigi, lavorando nel campo della moda e della pubblicità e come corrispondente europeo per la rivista Playboy. Le sue ultime serie riguardanti artisti jazz risalgono a questo periodo.

https://it.wikipedia.org/wiki/Herman_Leonard

Mi sono imbattuto in Herman Leonard, e mi sono innamorato dei suoi splendidi bianchi e neri; semplici se vogliamo ma carichi di emozioni e emozione.

Ma quello che più mi ha colpito e la spontaneità dei suoi scatti; le persone si sentono a loro aggio sono spontanee, tranquille e questo non e facile ottenerlo per un fotografo, tutti o quasi davanti ad un obbiettivo, tendono o a sentirsi a disaggio o a mettersi in posa, ma e difficilissimo catturare cosi spontanee se il fotografo non riesce a creare una atmosfera e una complicità con i soggetti che ritrae; questo e un altra cosa che mi ha colpito, nel modo di fotografe di Herman riuscire a trovare quella complicità e creare quella giusta atmosfera.

E alla fin dei conti e questo che continuo a cercare nella mia vita di fotografo imparare a mettere a proprio aggio le persone che ritraggo.

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i grandi maestri che mi hanno ispirato

henry Ditldz

fonte: internet

Nato il 6 settembre 1938 a Kansas City, Missouri  è un musicista e fotografo folk americano attivo dagli anni ’60; tra le band con cui suonava Diltz c’era il Modern Folk Quartet . Mentre era membro del Modern Folk Quartet, Diltz si interessò alla fotografia, incontrò The Monkees , suonò in alcune delle loro sessioni di registrazione e scattò numerose fotografie della band, molte delle quali sono state pubblicate. Il suo lavoro ha anche attirato l’attenzione di altri musicisti che avevano bisogno di pubblicità e foto di copertina dell’album. Era il fotografo ufficiale di Woodstock , del Monterey Pop Festival e del Miami Pop Festival , e ha fotografato oltre 200 copertine di album. [ wikipedia ]

Ieri notte, non riuscivo a prendere sonno cosi mi sono messo a vedere un pò di tv; saltando da un canale al’ altro, mi sono imbattuto in un video reportage sulla vita a questo fotografo, la cosa mi ha incuriosito e quindi ho iniziato a seguire; la cosa che più mi ha colpito di lui, che si e avvicinato alla fotografia per caso, lui era ed e tuttora un musicista, durante un tour con la sua band si fermarono in un negozio di usato sulla strada e li acquisto la sua prima macchina fotografica; iniziando cosi a scattare i suoi primi rullini, documentando il loro vari spostamenti e concerti.

La cosa che più mi ha colpito, e il suo approccio al soggetto che ritraeva, mai invasivo sempre discreto, aspettava il momento opportuno, non metteva le persone in posa ma le ritraeva nella loro realtà nella più totale spontaneità, questo gli permise di realizzare scatti che divennero poi le copertine di album di famosissimi gruppi e cantanti rock americani dagli anni sessanta sino ad oggi; questo mi ha colpito molto e poi in effetti e quello che anche io nel mio piccolo cerco di fare; catturare la spontaneità delle persone.

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scuola di fotografia

la composizione fotografica

In questa ultima settimana, ho iniziato a studiare questo manuale sulla composizione fotografica; e o iniziato a capire cosa si cela, dietro le scelte che noi fotografi facciamo quando scegliamo un inquadratura, si a livello conscio che sub conscio; e anche il perché alcune immagini mi colpiscono più di altre.

Tutto dipende da come il nostro cervello, percepisce lo spazio che ci circonda alcune immagini ci disturbano mentre altre ci gratificano.

Un gruppo di psicologi austriaci, agli inizi del XX secolo; effettuato uno studio proprio su come il nostro cervello percepisce le immagini quali siano i meccanismi che si celano dietro le nostre percezioni e dietro le nostre scelte; un immagine mi piace o non mi piace questo studio prese il nome di ” psicologia della Gestalt”.

La parola Gestalt fu usata per la prima volta, come termine tecnico, da Ernst Mach; In seguito Edmund Husserl[2] e Christian von Ehrenfels[3] ripresero il termine da Mach nelle loro teorie psicologiche a fondamento filosofico, Fondatori della psicologia della Gestalt sono di solito considerati Max Wertheimer e i suoi allievi Kurt KoffkaWolfgang Köhler, che sono stati certamente i principali promotori e teorizzatori scientifici di questa corrente di ricerca in psicologia. I loro studi psicologici si focalizzarono soprattutto sugli aspetti percettivi e del ragionamento/risoluzione di un problema; La Gestalt contribuì a sviluppare le indagini sull’apprendimento, sulla memoria, sul pensiero e nell’ambito della psicologia sociale.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_della_Gestalt.

Certamente non ho la presunzione in questo articolo; di voler snocciolare approfonditamente questa materia, al quanto complessa; ma dare uno spunto di riflessione, e magari di approfondimento, su come percepiamo il mondo che ci circonda ma sopratutto come possiamo rendere i nostri scatti più piacevoli, per chi li osserva e perché NO ANCHE Più appetibili per i nostri committenti e per il mercato.

Per concludere, nelle nostre scelte, stilistiche o estetiche; dietro ci sono dei meccanismi mentali ben precisi, un immagine può influenzarci positivamente o negativamente; tutto questo dipende proprio da quei parametri, armonia, spazio, simmetricità, colore; tutto questo va capito compreso e messo in opera, in ogni scatto.

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scuola di fotografia

L’ attrezzatura non e importante, fino a un certo punto

io sono uno di quei fotografi che afferma che non e certamente la fotocamera a realizzare la foto ma il fotografo che e dietro.

E questo e giusto in linea teorica e pratica, sopratutto agli inizi una fotocamera vale l’ altra, infatti sopratutto agli inizi la cosa più importante e acquisire tutte quelle competenze tecniche necessarie a realizzare un buono scatto.

Una particolare importanza, la do sicuramente alla creazione di un proprio stile fotografico; una propria visione, quello che distingue un vero fotografo da un semplice amatore, cosa che non mi stancherò mai di ripetere, lo stile si crea o meglio emerge con lo studio non solo della tecnica, ma del’ arte in generale.

Dopo questo lungo preambolo, ora parliamo del’ attrezzatura; certamente l’ importanza che ha l’ attrezzatura e legato al nostro stole e al risultato che vogliamo ottenere; le luci la macchina il flash le ottiche, sono tutti elementi, che vanno a concorrere e a supportare; la nostra visione la nostra ispirazione, non serve spendere migliaia di euro per mettere insieme una buona attrezzatura; basta capire quello che vogliamo e dove vogliamo arrivare farci i conti in tasca e scegliere il meglio che possiamo permetterci, magari rivolgendoci anche al’ usato.

Per concludere l’ attrezzatura non conta più di tanto ma sicuramente ci aiuta ad esprimere meglio quello che immaginiamo.

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